Caravonica è il principale centro abitato della valle del Rio Trexenda. Il torrente si getta nel Maro presso Santo Lazzaro Reale: da lì comincia il corso dell'Impero. E' un centro abitato che ha nel suo stesso nome una radice assai antica: si resta infatti nel mistero, probabilmente legato ad una parola o ad un espressione della lingua dei Liguri preromani. Ma Caravonica è soprattutto un punto di passaggio obbligato, lungo l'antica strada che da Oneglia portava in Piemonte. Vi si trovano infatti ancora ampie tracce di questo collegamento, che tendeva al passo del Colle di San Bartolomeo, noto un tempo come colle di San Bernardo: il nome è stato mutato per riflesso del vicino abitato di San Bartolomeo, frazione di Caravonica, nonché per evitare le confusioni con il passo di San Bernardo di Conio. L'originaria collocazione dell'abitato o almeno di un abitato antico, va posta nell'area dell'odierno cimitero, ove si trovano i ruderi della chiesa di San Michele, la quale presenta i caratteri tipici del pieno Medioevo. Si tratta poi di una traccia devozionale molto antica, legata all’occupazione longobarda della seconda metà del VII secolo d.C. Nel corso del XII secolo avviene probabilmente il fenomeno dell'incastellamento: la popolazione si porta al riparo del castello dei conti di Ventimiglia, ormai insediati molto al di là dei limiti territoriali a loro assegnati. Ancora oggi la parte alta dell'abitato si distingue molto bene, nei limiti dell'originario, punto fortificato.
L'insediamento segue una linea di crinale, con alcuni edifici minuti ancora di grande interesse edilizio, con le loro coperture in "ciappe" di pietra. Non mancano esempi di decorazione architettonica tardomedievale come portali e sopraporta scolpiti. Gli aspetti monumentali più interessanti si concentrano negli edifici sacri, simbolo di una religiosità fervida e sincera. In primo luogo la chiesa parrocchiale, tardoseicentesca, ad aula unica, secondo le regole imposte dalla Controriforma: all' esterno si nota ancora un elemento decorativo in marmo proveniente dalla chiesa preesistente. All'interno è notevole soprattutto la tela della Madonna del Rosario, dovuta alla maniera del celebre Pittore genovese Bernardo Castello. Poco più in basso si trova il semplice oratorio dell' Annunziata, di fondazione tardomedievale, anche se giunto fino a noi in forme legate ad una ricostruzione probilmente seicentesca: ed è anche la sede del concerto. Di qui la strada prosegue, accompagnata dai
piloni della Via Crucis fino al santuario della Madonna delle Vigne: è questo uno dei siti tardo barocchi più interessanti e completi dell' ambito del Ponente ligure. Sorto in seguito ad una vicenda leggendaria di fine Cinquecento, il furto di una statua della Madonna operata dal figlio di un mulattiere a Savigliano, con successiva fermata a Caravonica, il santuario si è progressivamente ingrandito dal primitivo pilone alla cappella, al vero e proprio luogo di culto aperto fra le vigne, simbolo e vanto di Caravonica. Hanno lavorato allo sviluppo di questo luogo sacro sia architetti come i Marvaldi di Candeasco, che Pittori come Francesco Carrega e stuccatori come il ticinese Gio Andrea Casella.
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